Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura – 2Corinzi 5:17 – La Bibbia

Giusti o peccatori?

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Gesù uscì di nuovo verso il mare; e tutta la gente andava da lui, ed egli insegnava loro. E, passando, vide Levi, figlio d’Alfeo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli, alzatosi, lo seguì. Mentre Gesù era a tavola in casa di lui, molti pubblicani e peccatori erano anch’essi a tavola con lui e con i suoi discepoli; poiché ce n’erano molti che lo seguivano. Gli scribi che erano tra i farisei, vedutolo mangiare con i pubblicani e con i peccatori, dicevano ai suoi discepoli: «Come mai mangia con i pubblicani e i peccatori?» Gesù, udito questo, disse loro: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Io non sono venuto a chiamare dei giusti, ma dei peccatori».
(Marco 2:13-17 – La Bibbia)

Indice della serie sul vangelo di Marco


Ci sono persone rassegnate ad essere disprezzate da tutti a causa del proprio passato. Levi, detto anche Matteo come si legge in Mt 9:9-10, era certamente uno di questi.

Egli era infatti un pubblicano, una sorta di appaltatore di tributi che riscuoteva imposte dalla gente e dava poi il dovuto ai Romani. Queste persone erano disprezzate sia perché collaboratori dell’invasore romano, sia perché erano noti per la loro disonestà che li portava a trarre grossi guadagni imponendo imposte che andavano ben oltre il necessario richiesto dai Romani. 

Quel mestiere rappresentava il passato e il presente di Levi ma Gesù aveva altri programmi per il suo futuro.

Abituato al disprezzo, Levi dovette rimanere davvero colpito dalla chiamata di Gesù. Invece di insultarlo come gli altri connazionali, quel maestro che stava riscuotendo tanto successo con le sue opere potenti, lo stava invitando a seguirlo. Stava indicando proprio lui come un possibile discepolo. Ed egli, alzatosi lo seguì.

La gioia di Levi doveva essere davvero grande nel vedere che Gesù lo stava considerando un possibile discepolo, nonostante il suo mestiere e la sua fama. Invece di rimanere scandalizzato dal suo passato, Gesù gli stava dando la possibilità di avere un futuro diverso, coinvolgendolo nella sua missione. Levi non poté fare a meno di invitare Gesù a casa sua per mangiare insieme e gli sembrò evidentemente l’occasione giusta per festeggiare  con parenti e amici questa svolta nella sua vita.

Ma non tutti erano contenti quel giorno. Alcuni scribi appartenenti alla fazione farisaica erano rimasti perplessi nel vedere Gesù e i suoi discepoli a tavola con categorie di persone così poco raccomandabili. Ai loro occhi, la casa di Levi era piena di “peccatori”, di persone che a loro modo di vedere non erano tanto diverse dagli stranieri idolatri, persone che non eccellevano certamente nel rispetto della legge di Mosè e non erano esempi di dirittura morale.

Non c’è da stupirsi di questo atteggiamento infatti i Farisei avevano avuto il merito di conservare le tradizioni giudaiche basate sulla legge di Mosè in un’epoca in cui l’ellenizzazione crescente rischiava di spazzarle via, ma allo stesso tempo avevano elaborato molte regole che dovevano essere seguite scrupolosamente, regole che avrebbero dovuto aiutare le persone ad ubbidire alla legge ma in diversi casi, denunciati anche da Gesù, finivano per prendere il sopravvento sulla legge stessa. I Farisei (una parola che deriva da un termine che significa “separati”)  non frequentavano i gentili, considerati “peccatori” per eccellenza, e prendevano le distanze da  tutti coloro che in qualche modo non aderivano strettamente alla loro tradizione. Purtroppo, come emerge chiaramente dalle loro parole, essi avevano sviluppato un atteggiamento che li portava a sentirsi migliori degli altri.

Gesù, come fece in altre occasioni, avrebbe potuto sgridarli per la loro arroganza. Erano loro davvero giusti e rispettosi della legge? No, infatti talvolta le loro tradizioni diventavano più importanti della legge stessa e Gesù lo sapeva bene. Ma più che cercare lo scontro con loro, Gesù con le sue parole voleva portarli alla riflessione e al ravvedimento. Infatti essi si proponevano in fondo come medici della società in cui vivevano, come guide del popolo, coloro a cui la gente andava per ricevere istruzione. Quello che stava facendo lui, avrebbero  dovuto  farlo proprio loro.

I medici curano i malati, non i sani. Lo scopo del medico non è quello di costituire una casta di sani, come stavano facendo i farisei, ma quello di condurre alla guarigione coloro che si erano allontanati, coloro che si erano smarriti, le pecore perdute della società.

Anche se Levi e i suoi amici fino a quel momento non erano stati esempi di dirittura morale, il Signore Gesù sapeva che se si fossero ravveduti, sarebbero cambiati e sarebbero diventati uomini fedeli per l’avanzamento del regno di Dio.  Chi invece pensava di non aver bisogno di ravvedimento, chi si sentiva giusto come quegli scribi, purtroppo avrebbe avuto molte difficoltà a riconoscere la necessità di cambiare per entrare nel regno di Dio.

Chi pensa di essere sano non andrà dal medico. Meglio un peccatore che si ravvede piuttosto che tanti giusti che si sentono già a posto e non sono in grado di vedere le proprie mancanze davanti a Dio.

Stiamo attenti  anche noi a non essere increduli nel pensare che le persone non possano cambiare. Ci sono persone che possono avere un passato ed un presente per cui potrebbero essere biasimati, ma se il medico divino tocca le loro vite essi, come Levi, possono diventare fedeli araldi del regno di Dio.

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