Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura – 2Corinzi 5:17 – La Bibbia

Il re venuto per servire

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This entry is part 30 of 53 in the series Vangelo di Marco
Mentre erano in cammino salendo a Gerusalemme, Gesù andava davanti a loro; essi erano turbati; quelli che seguivano erano pieni di timore. Egli prese di nuovo da parte i dodici, e cominciò a dir loro le cose che stavano per accadergli: «Noi saliamo a Gerusalemme e il Figlio dell’uomo sarà dato nelle mani dei capi dei sacerdoti e degli scribi. Essi lo condanneranno a morte e lo consegneranno ai pagani, i quali lo scherniranno, gli sputeranno addosso, lo flagelleranno e l’uccideranno; ma, dopo tre giorni, egli risusciterà».  Giacomo e Giovanni, figli di Zebedeo, si avvicinarono a lui, dicendogli: «Maestro, desideriamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo». Egli disse loro: «Che volete che io faccia per voi?» Essi gli dissero: «Concedici di sedere uno alla tua destra e l’altro alla tua sinistra nella tua gloria». Ma Gesù disse loro: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete voi bere il calice che io bevo, o essere battezzati del battesimo del quale io sono battezzato?» Essi gli dissero: «Sì, lo possiamo».  E Gesù disse loro: «Voi certo berrete il calice che io bevo e sarete battezzati del battesimo del quale io sono battezzato; ma quanto al sedersi alla mia destra o alla mia sinistra, non sta a me concederlo, ma è per quelli a cui è stato preparato». I dieci, udito ciò, cominciarono a indignarsi con Giacomo e Giovanni. Ma Gesù, chiamatili a sé, disse loro: «Voi sapete che quelli che sono reputati prìncipi delle nazioni le signoreggiano e che i loro grandi le sottomettono al loro dominio. Ma non è così tra di voi; anzi, chiunque vorrà essere grande fra voi, sarà vostro servitore; e chiunque, tra di voi, vorrà essere primo sarà servo di tutti. Poiché anche il Figlio dell’uomo non è venuto per essere servito, ma per servire, e per dare la sua vita come prezzo di riscatto per molti».
(Marco 10:32-45  – La Bibbia)

Indice della serie sul vangelo di Marco


Il momento culminante del ministero di Gesù si stava avvicinando. Egli aveva già annunciato ai suoi discepoli ciò che gli sarebbe accaduto, ma fino a questo momento i discepoli avevano evitato di affrontare il problema e probabilmente speravano ancora che Gesù si sbagliasse. 

Ma quando Gesù si era nuovamente incamminato verso Gerusalemme, i discepoli  avevano percepito che le cose potevano mettersi male. Essi erano turbati e pieni di timore perché sapevano che a Gerusalemme avevano già tentato di ucciderlo in precedenza. Nel brano parallelo di Giovanni tale timore è espresso molto bene nelle parole di Tommaso, detto Didimo, che rivolgendosi agli altri disse:”«Andiamo anche noi, per morire con lui!» (Giovanni 11:16). Infatti Giovanni riporta la preoccupazione dei discepoli quando Gesù aveva affermato di voler tornare in Giudea: “«Maestro, proprio adesso i Giudei cercavano di lapidarti, e tu vuoi tornare là?» (Giovanni 11:8).

Gesù non cercò di tranquillizzarli, anzi ribadì che quello era il suo ultimo viaggio verso Gerusalemme. Nel giro di pochi giorni egli sarebbe stato dato nelle mani della classe dirigente giudaica che lo avrebbe condannato e lo avrebbe consegnato ai pagani, ovvero ai Romani, i quali lo avrebbero ucciso dopo averlo schernito e flagellato. Ma quella non sarebbe stata la fine, infatti dopo tre giorni sarebbe risuscitato.

Gesù non avrebbe potuto essere più chiaro di così con i suoi discepoli. Con queste parole egli dimostrò loro di avere ogni cosa sotto controllo , infatti le cose sarebbero andate esattamente come egli aveva detto loro.  Era piuttosto chiaro che Gesù stava andando a Gerusalemme nella piena consapevolezza degli eventi che lo attendevano, anzi stava andando lì proprio volontariamente per affrontare quegli eventi.

Doveva essere sconvolgente per i discepoli ciò che Gesù stava ribadendo loro.  Perché, se egli era il Messia, il Re dei Giudei promesso attraverso i profeti, doveva passare attraverso la morte? Che senso aveva tutto ciò?

La richiesta di Giacomo e Giovanni, figli di Zebedeo, riportata subito dopo da Marco, non è casuale perché mette in evidenza un contrasto stridente tra ciò che Gesù aveva appena detto e ciò a cui invece pensavano i discepoli. Era infatti il momento di stringersi intorno a Gesù per capire davvero quello che lui si apprestava a fare, era il momento di sostenerlo nel momento più difficile del suo ministero, ma il pensiero di quei discepoli andò ancora una volta al prestigio personale. Già in precedenza i discepoli avevano discusso tra loro su chi fosse il maggiore e ora, addirittura, sfacciatamente Giacomo e Giovanni si stavano innalzando rispetto agli altri apostoli per ottenere i posti più prestigiosi a fianco del Re nel suo regno. Non stupisce il fatto che gli altri dieci furono pieni di indignazione.

Che contrasto tra il Re dei Re e i suoi sudditi. Mentre egli era pronto a dare la sua vita per gli altri, essi erano ancora intenti a cercare di avere la preminenza sugli altri!  Gesù ancora una volta mostrò grande pazienza verso di loro e con amore ne approfittò per impartire un ulteriore lezione sulla relazione tra il prestigio e il servizio.

Evidentemente essi non avevano ancora capito bene ciò che Gesù aveva appena detto. Avevano compreso che da lì a poco egli sarebbe morto su una croce romana? Essi erano pronti a seguirlo fino a quel punto? Avrebbero bevuto quel calice amaro? sarebbero passati attraverso quel battesimo, ovvero attraverso quell’immersione nella prova più difficile? Con molta facilità Giacomo e Giovanni si dichiarano pronti a farlo.

Gesù sapeva bene che, dopo la sua morte e la sua risurrezione, i suoi discepoli attraverso l’opera dello Spirito Santo in loro avrebbero avuto la giusta determinazione per affrontare la persecuzione e la maggior parte di loro lo avrebbero in effetti onorato dando la loro vita per la loro fede in lui. Tuttavia essi non dovevano preoccuparsi del premio che Dio avrebbe dato a ciascuno di loro. Come Gesù aveva già insegnato loro in precedenza, chi voleva essere il primo doveva essere servo di tutti (vedi anche Marco 9:35). Mentre i principi di questo mondo fanno a gara nel dominare gli uni sugli altri, essi non avrebbero dovuto pensare al loro posto rispetto agli altri ma avrebbero dovuto semplicemente preoccuparsi di servire gli altri e lasciare che Dio si preoccupasse del loro premio.

Gesù stava dando loro il supremo esempio. Egli era il Re dei Re, eppure era un re venuto per servire, non per essere servito. Egli stava percorrendo la strada verso Gerusalemme sapendo che gli uomini non gli avrebbero tolto la vita, infatti sarebbe stato lui stesso a dare la sua vita come prezzo di riscatto per molti. Tra quei molti ci sono tutti coloro che in seguito avrebbero compreso ciò che Gesù stava facendo, riconoscendo che egli aveva pagato per il loro peccato. Gesù stava agendo per amore nei confronti dell’umanità e lo stesso avrebbero dovuto imparare a fare i suoi discepoli. 

È triste considerare che a distanza di duemila anni molti discepoli di Gesù sono ancora preoccupati di avere la preminenza sugli altri e di essere serviti e riveriti piuttosto che essere preoccupati di servire gli altri con amore. Che Dio ci dia di comprendere davvero l’esempio che Gesù ci ha dato, ricordandoci che per essere i primi dobbiamo imparare a diventare i servi di tutti senza aspettarci dagli altri qualcosa in cambio. Sarà il Signore a dare ad ognuno il premio che ha preparato.

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