Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura – 2Corinzi 5:17 – La Bibbia

Pianto amaro

Video e/o audio (se presenti per questo articolo):

This entry is part 47 of 53 in the series Vangelo di Marco
Mentre Pietro era giù nel cortile, venne una delle serve del sommo sacerdote; e, veduto Pietro che si scaldava, lo guardò bene in viso e disse: «Anche tu eri con Gesù Nazareno». Ma egli negò dicendo: «Non so, né capisco quello che tu dici». Poi andò fuori nell’atrio e il gallo cantò. La serva, vedutolo, cominciò di nuovo a dire ai presenti: «Costui è uno di quelli». Ma lui lo negò di nuovo. E ancora, poco dopo, coloro che erano lì dicevano a Pietro: «Certamente tu sei uno di quelli, anche perché sei Galileo». Ma egli prese a imprecare e a giurare: «Non conosco quell’uomo di cui parlate». E subito, per la seconda volta, il gallo cantò. Allora Pietro si ricordò della parola che Gesù gli aveva detta: «Prima che il gallo abbia cantato due volte, tu mi rinnegherai tre volte». E si abbandonò al pianto.
(Marco 14:66-72 – La Bibbia)

Indice della serie sul vangelo di Marco


Mentre Gesù affrontava il sommo sacerdote e il sinedrio, Pietro si trovava nel cortile del sommo sacerdote, e si scaldava al fuoco in mezzo alle guardie (Marco 14:54).

Il fatto che Pietro si trovasse lì, dimostra sicuramente il grande affetto che aveva per il suo maestro. Mentre gli altri discepoli si erano già dispersi Pietro, pur tenendosi a distanza, aveva seguito Gesù per vedere come sarebbe andata a finire. Probabilmente sperava ancora che potessero rilasciarlo. Ma, mentre Gesù affrontava con coraggio i suoi accusatori, anche Pietro si trovò improvvisamente ad affrontare un interrogatorio, accusato da più persone di far parte della cerchia dei seguaci di Gesù.

Colto alla sprovvista Pietro cominciò a negare, prendendo le distanze dal proprio maestro.  Uscendo fuori nell’atrio forse sperava che l’argomento cadesse nel vuoto. Ma le accuse si fecero ancora più incalzanti ed egli continuò a negare: “Non conosco quell’uomo di cui parlate”.

Poche ore prima Pietro aveva dichiarato di essere pronto a morire con Gesù (Mc 14:31) ma Gesù gli aveva detto che egli lo avrebbe rinnegato tre volte entro il secondo canto mattutino del gallo (Mc 14:30).

Quella notte erano successe tante cose e Pietro fino a quel momento non aveva neanche più pensato alle promesse che aveva fatto a Gesù e a ciò che il maestro gli aveva risposto. Ma quando udì il gallo cantare per la seconda volta, si ricordò delle parole di Gesù e cominciò a piangere.

Povero Pietro!  Lo immagino mentre si abbandonava a quel pianto amaro. Dovette sentirsi un vigliacco. Aveva fatto lo spaccone di fronte agli altri discepoli e poi aveva addirittura usato la spada per difendere Gesù poche ore prima. Ma ora il suo coraggio sembrava svanito.

Pietro amava Gesù e , proprio per questo,  quel pianto fu particolarmente amaro. Lui che credeva di essere più forte degli altri discepoli, realizzò quanto fosse debole.  Lui che si era sentito grande, improvvisamente scoprì quanto fosse piccolo. Lui che non aveva dubbi sul fatto che Gesù fosse il Cristo (vedi Mc 8:29) scoprì di non essere più tanto sicuro.

Forse, mentre si scaldava al fuoco, Pietro si era interrogato sugli ultimi anni della sua vita. Erano stati ben spesi? Ne era valsa la pena? Colui che egli aveva seguito credendolo il Messia si era lasciato arrestare senza combattere… Come era possibile?

Non sappiamo cosa passò davvero per la testa di Pietro in quelle ore ma sappiamo che, quando sentì che la sua vita poteva essere in pericolo, non esitò a mentire per salvarsi la pelle, mentre il suo maestro stava andando incontro ad una condanna a morte con consapevolezza e dignità.

Ma quel pianto amaro non fu inutile.  In quel fallimento Pietro avrebbe scoperto le sue debolezze e avrebbe imparato a confidare più sul Signore che su se stesso. Leggendo le sue lettere ci rendiamo conto del fatto che Pietro, anni dopo, sarebbe stata una persona diversa e che quell’esperienza aveva certamente contribuito a forgiare il suo carattere per renderlo più malleabile e più umile nelle mani di Dio. Quell’uomo che si era sentito tanto sicuro di sé, qualche anno dopo scrisse:

E tutti rivestitevi di umiltà gli uni verso gli altri,

perché Dio resiste ai superbi ma dà grazia agli umili. (1Pietro 5:5)

Sarebbe facile giudicare Pietro per il suo atteggiamento. Ma se proviamo a metterci nei suoi panni, siamo sicuri che noi avremmo agito diversamente? Teniamo presente che in quel momento Pietro non aveva ancora capito perché il Messia dovesse morire e, anche se Gesù aveva fatto chiaramente intendere che sarebbe risorto, si trattava di parole di difficile comprensione per Pietro e gli altri discepoli (Mc 9:10).

Quante volte anche noi siamo stati poco umili e siamo caduti miseramente? Che Dio ci dia di riconoscere la nostra debolezza affinché egli ci possa rendere davvero forti.

Vangelo di Marco

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