Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura – 2Corinzi 5:17 – La Bibbia

Benvenuto al Re!

Video e/o audio (se presenti per questo articolo):

Questa voce fa parte 32 di 53 nella serie Vangelo di Marco
 Quando furono giunti vicino a Gerusalemme, a Betfage e Betania, presso il monte degli Ulivi, Gesù mandò due dei suoi discepoli, dicendo loro: «Andate nel villaggio che è di fronte a voi; appena entrati, troverete legato un puledro d’asino, sopra il quale non è montato ancora nessuno; scioglietelo e conducetelo qui da me. Se qualcuno vi dice: “Perché fate questo?” rispondete: “Il Signore ne ha bisogno, e lo rimanderà subito qua”». Essi andarono e trovarono un puledro legato a una porta, fuori, sulla strada, e lo sciolsero. Alcuni tra quelli che erano lì presenti dissero loro: «Che fate? Perché sciogliete il puledro?» Essi risposero come Gesù aveva detto. E quelli li lasciarono fare. Essi condussero il puledro a Gesù, gettarono su quello i loro mantelli ed egli vi montò sopra. Molti stendevano sulla via i loro mantelli; e altri, delle fronde che avevano tagliate nei campi. Coloro che andavano avanti e coloro che venivano dietro gridavano: «Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Benedetto il regno che viene, il regno di Davide, nostro padre! Osanna nei luoghi altissimi!»
Gesù entrò a Gerusalemme nel tempio; e dopo aver osservato ogni cosa intorno, essendo già l’ora tarda, uscì per andare a Betania con i dodici.
(Marco 11:1-11  – La Bibbia)

Indice della serie sul vangelo di Marco


L’accoglienza riservata a Gesù al suo arrivo a Gerusalemme è piuttosto inaspettata per chi ha seguito gli sviluppi della storia fino a questo punto. Infatti Gesù aveva annunciato ai suoi discepoli che questo viaggio verso Gerusalemme lo avrebbe condotto alla morte per volere della classe dirigente giudaica (Mc 10:33-34), anche se il terzo giorno sarebbe risuscitato. Quei discorsi avevano turbato non poco i discepoli, al punto che, al solo pensiero di andare a Gerusalemme, molti di loro erano davvero preoccupati (Mc 10:32).

L’entrata di Gesù a Gerusalemme, così come si stava realizzando, poteva però far pensare a sviluppi diversi della vicenda. Chissà cosa pensarono i discepoli mentre vedevano Gesù accolto come un Re al suo ingresso a Gerusalemme. Forse alcuni di loro ricominciarono  a sperare che le cose potessero andare diversamente da ciò che Gesù aveva annunciato loro. Forse Gesù non sarebbe morto ma avrebbe instaurato il regno e loro avrebbero regnato con Lui?

Il comportamento di Gesù in questo brano dimostra che lui agì consapevolmente nel chiedere un puledro d’asino per entrare in città. Infatti quel gesto richiamava una profezia di Zaccaria 9:9, come viene sottolineato nel brano parallelo di Matteo:

Ora questo avvenne perché si adempisse ciò che era stato annunziato dal profeta:

Dite alla figlia di Sion: Ecco, il tuo re viene a te mite, seduto su un’asina,

con un puledro figlio di bestia da soma. (Mt 21:4-5)

I discepoli in seguito, nel ripensare agli avvenimenti di quel giorno, non poterono fare a meno di ripensare a quella profezia e al modo in cui essa si era realizzata, come sottolinea ancora il brano parallelo di Giovanni:

Sul momento i suoi discepoli non compresero queste cose;

ma quando Gesù fu glorificato, si ricordarono che questo era stato scritto di lui

e questo gli avevano fatto. (Gv 12:16)

Con quel gesto Gesù  ribadì quindi la sua regalità ma al tempo stesso ricordò ai discepoli la sua umiltà. Solo un Re umile avrebbe potuto fare ciò che Gesù si apprestava a fare nei giorni seguenti.

La reazione della gente a Gerusalemme dimostra che molti tra il popolo erano davvero convinti che Gesù fosse il Messia. Essi lo accolsero proprio come il loro Re, richiamando nelle loro parole il ristabilimento del regno di Davide.

La parola “Osanna” è una parola ebraica che esprime lode verso Dio e la certezza che Dio salverà il suo popolo. Ciò che la gente gridava a Gesù,  inconsapevolmente, assumeva quindi un significato particolare anche alla luce di ciò che Gesù avrebbe fatto in seguito. Dio stava in effetti per salvare il suo popolo attraverso il Messia ma lo avrebbe fatto in un modo che essi non potevano nemmeno immaginare.

C’è un aspetto interessante da considerare, infatti le parole con cui Gesù venne accolto sono un richiamo al salmo 118:

O SIGNORE, dacci la salvezza! O SIGNORE, facci prosperare! Benedetto colui che viene nel nome del SIGNORE.

Noi vi benediciamo dalla casa del SIGNORE. (salmo 118:25-26)

Ma se leggiamo i versetti precedenti a questi nel salmo 118, troviamo:

La pietra che i costruttori avevano disprezzata è divenuta la pietra angolare. Questa è opera del SIGNORE,
è cosa meravigliosa agli occhi nostri. (salmo 118:22-23)

Alla luce di quello che stava accadendo, sembra proprio che il salmo 118 voglia farci riflettere sul collegamento tra la salvezza e la sofferenza del Messia.  La salvezza sarebbe arrivata in Israele attraverso il Messia, attraverso Colui che viene nel nome del Signore come quelle persone stavano gridando, ma al tempo stesso la pietra angolare sulla quale l’edificio del Regno di Israele sarebbe stato costruito  sarebbe stata quella che i costruttori avrebbero disprezzato, mettendola da parte.

Questo collegamento fu ben chiaro ai discepoli di Gesù in seguito. Non è un caso che in At 4:11, di fronte ai capi del popolo, Pietro citò proprio questi versi del salmo 118 per indicare che la pietra che essi avevano disprezzato, ovvero Gesù, era diventata la pietra angolare sulla quale l’edificio della salvezza di Dio veniva costruito! 

Così quel giorno Gesù a Gerusalemme ricevette il benvenuto che si riserva al Re, ma egli era un Re umile, in groppa ad un asino, che non era venuto per essere servito ma per servire (Mc 10:45). Egli non approfittò di quell’accoglienza per incitare il popolo a seguirlo in una eventuale ribellione contro i Romani ma proseguì umilmente il suo cammino sapendo ciò che lo aspettava, ciò che doveva essere fatto per la salvezza non solo del suo popolo ma del mondo intero.

Mentre osservava ancora una volta il tempio di Gerusalemme, Gesù sapeva bene cosa sarebbe accaduto nel giro di qualche giorno quando quelle grida festose di accoglienza si sarebbero tramutate in grida di condanna, quando l’unica corona che avrebbe ricevuto sarebbe stata quella di spine.  La Pasqua era vicina e Gesù si recò a Betania con i dodici per passare ancora un po’ di tempo con gli amici prima di affrontare l’ora più difficile.

Quel giorno la folla non si sbagliò. Gesù era davvero il Re e noi tutti se vogliamo ricevere salvezza dobbiamo accoglierlo come Re di Israele ma anche come Signore e Re della nostra vita. Come vedremo in seguito, quel Re ha dato la sua vita affinché noi potessimo ricevere vita eterna. Se non lo abbiamo ancora fatto uniamoci ora a tutti coloro che nel corso dei secoli lo hanno accolto nella loro vita con queste parole: “Benedetto colui che viene nel nome del Signore!”

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