Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura – 2Corinzi 5:17 – La Bibbia

I bambini, i ricchi e noi…

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Gli presentavano dei bambini perché li toccasse; ma i discepoli sgridavano coloro che glieli presentavano. Gesù, veduto ciò, si indignò e disse loro: «Lasciate che i bambini vengano da me; non glielo vietate, perché il regno di Dio è per chi assomiglia a loro.  In verità io vi dico che chiunque non avrà ricevuto il regno di Dio come un bambino, non vi entrerà affatto». E, presili in braccio, li benediceva ponendo le mani su di loro. Mentre Gesù usciva per la via, un tale accorse e, inginocchiatosi davanti a lui, gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?» Gesù gli disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, tranne uno solo, cioè Dio. Tu sai i comandamenti: “Non uccidere; non commettere adulterio; non rubare; non dire falsa testimonianza; non frodare nessuno; onora tuo padre e tua madre“». Ed egli rispose: «Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia gioventù».  Gesù, guardatolo, l’amò e gli disse: «Una cosa ti manca! Va’, vendi tutto ciò che hai e dàllo ai poveri e avrai un tesoro in cielo; poi vieni e seguimi». Ma egli, rattristato da quella parola, se ne andò dolente, perché aveva molti beni. Gesù, guardatosi attorno, disse ai suoi discepoli: «Quanto difficilmente coloro che hanno delle ricchezze entreranno nel regno di Dio!» I discepoli si stupirono di queste sue parole. E Gesù replicò loro: «Figlioli, quanto è difficile entrare nel regno di Dio!  È più facile per un cammello passare attraverso la cruna di un ago, che per un ricco entrare nel regno di Dio».  Ed essi sempre più stupiti dicevano tra di loro: «Chi dunque può essere salvato?» Gesù fissò lo sguardo su di loro e disse: «Agli uomini è impossibile, ma non a Dio; perché ogni cosa è possibile a Dio». Pietro gli disse: «Ecco, noi abbiamo lasciato ogni cosa e ti abbiamo seguito». Gesù rispose: «In verità vi dico che non vi è nessuno che abbia lasciato casa, o fratelli, o sorelle, o madre, o padre, o figli, o campi, per amor mio e per amor del vangelo, il quale ora, in questo tempo, non ne riceva cento volte tanto: case, fratelli, sorelle, madri, figli, campi, insieme a persecuzioni e, nel secolo a venire, la vita eterna. Ma molti primi saranno ultimi e molti ultimi primi».

(Marco 10:13-31  – La Bibbia)

Indice della serie sul vangelo di Marco


Nessuno di noi andrebbe da un bambino a chiedere un consiglio. D’altra parte si pensa che una persona adulta abbia  più saggezza di un bambino. Cosa avrà mai da insegnarci un bambino?

In questo episodio molte persone si avvicinavano a Gesù portando dei bambini perché li toccasse, probabilmente perché apprezzavano Gesù e si aspettavano che il Signore potesse portare benedizione nelle vite di quei piccoli fanciulli. Non sembrava esserci nulla di male in quel gesto, eppure i discepoli sgridavano coloro che presentavano i bambini a Gesù. Probabilmente sembrava loro che il maestro non dovesse perdere tempo con dei bambini, d’altra parte egli aveva cose importanti da fare e da insegnare agli adulti…

Gesù, veduto ciò si indignò. Credo che si possa affermare che Gesù si indignerebbe ancora oggi vedendo l’atteggiamento che gli adulti hanno nei confronti dei bambini. Anche nella nostra società i bambini sono l’ultima ruota del carro, un carro che gli adulti guidano a loro piacimento senza preoccuparsi degli effetti che il loro comportamento può provocare nella vita di un bambino. Gli adulti hanno cose importanti da fare e  non hanno tempo da perdere con i bambini… Gli adulti litigano e parlano male di altri di fronte ai bambini,..  Gli adulti prendono le proprie decisioni senza tenere conto di quale sia il vero bene dei bambini… Talvolta gli adulti approfittano dei bambini e li maltrattano.

È vero, Gesù aveva cose urgenti da fare, eppure mise da parte ogni cosa per passare un po’ di tempo con i bambini, prendendoli in braccio e benedicendoli,  perché, a dispetto delle apparenze, i bambini avevano qualcosa da insegnare agli adulti: “il regno di Dio è per chi assomiglia a loro.  In verità io vi dico che chiunque non avrà ricevuto il regno di Dio come un bambino, non vi entrerà affatto”.

In che senso dovremmo assomigliare ad un bambino? Provate ad osservare un bambino piccolo e vedrete in quale modo egli mette tutta la sua fiducia nel padre o nella madre. Agli occhi di un bambino il padre o la madre appaiono sempre i più forti, i più saggi, quelli da cui andare per ricevere protezione, nutrimento, quelli a cui esprimere i propri desideri sapendo che, se vorranno, saranno in grado di realizzarli.

Oh, se fossimo davvero come dei bambini nel nostro rapporto con Dio! Se avessimo davvero quella fiducia, quell’aspettativa, quella serenità, quel senso di sicurezza nell’avvicinarci al nostro Padre celeste! Il Signore vuole avere con noi proprio il rapporto che c’è tra un padre e un figlio!

Ma noi adulti siamo complicati come si nota nell’episodio immediatamente successivo. “Maestro buono, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?”. Gesù avrebbe potuto semplicemente rispondergli: “Se vuoi entrare nel regno di Dio, sii come un bambino nei confronti del tuo Padre celeste”.  Ma se Gesù avesse risposto in quel modo, quell’uomo non avrebbe capito perché noi adulti siamo complicati e non apprezziamo le risposte troppo semplici.

Gesù  lo assecondò e cercò di farlo ragionare. “Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, tranne uno solo, cioè Dio.”. Con questa risposta Gesù non voleva ovviamente dire di non essere buono ma volle fare ragionare il suo interlocutore. Tu mi stai chiamando buono pensando quindi che con le mie buone azioni io ti sia superiore e mi sia già guadagnato la vita eterna, ciò che vorresti fare anche tu! Allora sappi che per quanto un essere umano possa fare opere buone, non sarà mai davvero “buono” nei confronti di Dio perché solo Dio è buono in senso assoluto.  Ovviamente, considerando la divinità di Gesù, si poteva ben affermare che Gesù era buono, ma per quel tale Gesù era solo un uomo e pertanto Gesù si basò su quel punto di vista.

Vuoi essere buono? Pensi davvero di poter essere buono? Allora comincia ad osservare i comandamenti! Questa è la ricetta che Gesù gli diede, ben sapendo la risposta che quell’uomo gli avrebbe dato.

«Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia gioventù». A questo punto forse quel tale si aspettava di ricevere i complimenti di Gesù, si aspettava di essere tranquillizzato: “Bene! Hai fatto il tuo dovere e ti sei guadagnato la vita eterna!”.  Gesù non gli fece alcun complimento, ma nemmeno lo disprezzò. Anzi, il testo ci dice che Gesù, guardatolo, l’amò.  Che grande consolazione nel pensare che di fronte agli sforzi di esseri umani che sinceramente vogliono sentirsi a posto con Dio attraverso le proprie opere, Gesù, in un certo senso, simpatizza con loro e li ama.

Quel tale voleva sentirsi dire di essere buono, ma Gesù conosce ogni essere umano e sa quale cassetto dell’animo umano andare ad aprire per trovare qualcosa a cui non possiamo rinunciare per il regno di Dio. Non dobbiamo pensare che Gesù ce l’avesse in particolare con i ricchi. Per il ricco, le sue ricchezze erano un ostacolo, per altre categorie l’ostacolo potrebbe essere diverso. Se la vita eterna fosse basata sulle opere, Gesù sarebbe in grado di trovare qualcosa di difficile realizzazione per ognuno di noi.  Per quel tale ciò a cui non poteva rinunciare, e Gesù lo sapeva, erano proprio i suoi numerosi beni. Altri al suo posto non avrebbero avuto difficoltà a dare tutto ai poveri per avere un tesoro in cielo ma il Signore avrebbe trovato qualcos’altro a cui non avrebbero potuto rinunciare.

Gesù aveva dimostrato che sarebbe stato difficile per un ricco entrare nel regno di Dio proprio perché le sue ricchezze costituivano un impedimento a fidarsi completamente di Dio. Le proprie ricchezze potevano dare una sicurezza ma il Signore voleva che quel tale fosse pronto a rinunciarvi per confidare solo in Dio.

Ciò che Gesù aveva chiesto sembrava troppo anche ai discepoli. Se per essere salvati occorreva fare delle azioni così estreme, allora chi poteva essere salvato?

Gesù aveva fatto centro. Li aveva portati proprio a fare la domanda che avrebbe dovuto fare quel tale.  Egli se ne era andato rattristato per la richiesta di Gesù ma, se si fosse fermato qualche minuto in più avrebbe compreso il punto a cui Gesù voleva arrivare: «Agli uomini è impossibile, ma non a Dio; perché ogni cosa è possibile a Dio».

Nessuno può essere salvato per le sue buone opere. È impossibile. La domanda di quel tale era sbagliata fin dall’inizio. Nessuno può fare qualcosa per essere salvato, nessuno può essere veramente buono se non Dio. Tuttavia, Dio è in grado di salvare gli uomini non perché essi sono buoni ma proprio perché Egli è buono e mostra la sua grazia verso di loro.

Pietro fu rapido ad affermare che lui e gli altri discepoli avevano lasciato ogni cosa per seguirlo, forse aspettandosi a sua volta i complimenti di Gesù. Sì, noi adulti siamo complicati, facciamo fatica a comprendere cosa significhi fidarsi di Dio come un bambino si fida del padre… vogliamo sentirci dire che siamo buoni, vogliamo sentirci dire che siamo più bravi degli altri, anzi che siamo i primi della classe. Forse a Pietro avrebbe fatto piacere sentirselo dire quel giorno.

La risposta di Gesù fu un invito a non preoccuparsi del premio che Dio avrebbe dato ad ognuno perché Dio non delude. Certo, chi avrebbe seguito Gesù avrebbe anche avuto difficoltà e subito persecuzioni, ma sia in questo tempo, nella nostra vita di tutti i giorni, sia nel mondo a venire, le ricompense di Dio saranno sempre abbondanti e saranno sempre maggiori delle cose a cui i discepoli avrebbero rinunciato.  Ma per nessun motivo un discepolo deve pensare di meritarle perché è stato bravo, buono o migliore degli altri. Se vogliamo essere i primi basandoci sulle nostre capacità di essere salvati, finiremo per essere gli ultimi, finiremo per essere tra quelli che non ce l’hanno fatta, proprio come quel tale che non ebbe il coraggio di ammettere la propria incapacità per ricevere invece la grazia e il perdono di Dio. Meglio assomigliare ai bambini che confidano nel loro padre sapendo che, anche quando loro non lo meritassero, il loro padre amorevole avrà sempre in serbo cose buone per loro.

Vangelo di Marco

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