Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura – 2Corinzi 5:17 – La Bibbia

Giorni di tribolazione

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Questa voce fa parte 40 di 53 nella serie Vangelo di Marco
Quando poi vedrete l’abominazione della desolazione posta là dove non deve stare (chi legge faccia attenzione!), allora quelli che saranno nella Giudea, fuggano ai monti;  chi sarà sulla terrazza non scenda e non entri in casa sua per prendere qualcosa, e chi sarà nel campo non torni indietro a prendere la sua veste. Guai alle donne che saranno incinte, e a quelle che allatteranno in quei giorni! Pregate che ciò non avvenga d’inverno! Perché quelli saranno giorni di tale tribolazione, che non ce n’è stata una uguale dal principio del mondo che Dio ha creato, fino ad ora, né mai più vi sarà. Se il Signore non avesse abbreviato quei giorni, nessuno scamperebbe; ma, a causa dei suoi eletti, egli ha abbreviato quei giorni. Allora, se qualcuno vi dice: “Il Cristo eccolo qui, eccolo là”, non lo credete; perché sorgeranno falsi cristi e falsi profeti e faranno segni e prodigi per sedurre, se fosse possibile, anche gli eletti. Ma voi, state attenti; io vi ho predetto ogni cosa.
(Marco 13:14-23 – La Bibbia)

Indice della serie sul vangelo di Marco


I discepoli avevano interrogato Gesù sui segni che avrebbero accompagnato la distruzione del tempio (Mc 13:4), un evento che essi percepivano come direttamente connesso alla manifestazione del regno del Messia e alla fine del mondo come è evidente nel brano parallelo di Matteo: «Dicci quando accadranno queste cose, e quale sarà il segno della tua venuta e della fine del mondo». (Mt 24:3). La risposta di Gesù fu quindi articolata tra eventi imminenti e eventi collocati in un futuro più distante.

Come abbiamo visto nella prima parte della sua risposta (Marco 13:5-13), essi non avrebbero dovuto farsi impressionare da guerre, terremoti e  carestie, eventi che per quanto terribili non avrebbero indicato la fine dell’età presente. Quelle cose infatti sarebbero stato solo il principio dei dolori, l’inizio di tempi difficili per Israele.  Essi non avrebbero neanche dovuto stupirsi della persecuzione a cui sarebbero stati sottoposti perché presto sarebbero stati odiati da tutti, perfino dai propri parenti, a causa di Gesù, tuttavia la loro perseveranza nella fede sarebbe stata premiata dal Signore, infatti nessuna persecuzione avrebbe potuto togliere loro la salvezza! (Mc 13:13).

Quelle indicazioni erano valide per i discepoli nel primo secolo e lo sarebbero state anche per tutte le generazioni di cristiani nei secoli successivi. Ma nella seconda parte del suo discorso, che abbiamo appena letto, Gesù si soffermò su alcuni segni specifici riguardanti la dissacrazione del tempio, la distruzione di Gerusalemme e la sua venuta. 

Come confermato da Matteo 24:15,  Gesù utilizzò l’ espressione “abominazione della desolazione” per riferirsi intenzionalmente alla profezia di Daniele 11:31 e Daniele 12:11. Quell’espressione indica la collocazione di qualcosa di abominevole, qualcosa di estraneo che avrebbe contaminato il tempio di Gerusalemme, rendendolo inutilizzabile.  Il brano parallelo di Luca mette invece l’accento sulla distruzione della città: “Ma quando vedrete Gerusalemme circondata da eserciti, sappiate allora che la sua devastazione è vicina.” (Lc 21:20)

Quindi i discepoli avrebbero dovuto tenere gli occhi ben aperti perché una dissacrazione del tempio sarebbe stata il  segno della fine imminente del tempio e della città stessa dalla quale avrebbero potuto scampare solo scappando il più in fretta possibile, senza fermarsi neanche a prendere dei vestiti di ricambio!  Come è ovvio, la fuga sarebbe stata difficile per chiunque avesse avuto impedimenti fisici, come una gravidanza in corso,  o se fosse dovuta avvenire in inverno, pertanto i discepoli avrebbero dovuto cominciare a pregare il Signore affinché li preservasse dal trovarsi ad affrontare la fuga in simili circostanze.

Quando si realizzarono le parole di Gesù? Leggendo con attenzione il libro di Daniele, in particolare il capitolo 11, non si può negare che molte profezie in esso contenute si erano già  verificate in maniera precisa tra il quinto e il secondo secolo a.c. , al tempo delle guerre tra Tolomei e Seleucidi. In particolare nel secondo secolo a.c., Antioco IV Epifane aveva contaminato il tempio arrivando addirittura a sacrificare in esso animali impuri. Ciò aveva causato la ribellione guidata dalla famiglia giudaica dei Maccabei che poi portò alla riconsacrazione del tempio nel 164 a.c. che viene ricordata, ancora oggi, dalla festa ebraica di Hannukah.

Gesù si stava quindi riferendo a cose passate? Che senso avrebbe? Richiamando qualcosa che era già accaduto, Gesù stava attirando l’attenzione sul fatto che qualcosa di analogo sarebbe accaduto nuovamente in futuro. Bisognava quindi fare attenzione  e considerare la profezia di Daniele come ancora attuale perché la sua portata andava ben oltre i tempi di Antioco Epifane. Questo riferimento di Gesù è importante perché conferma la caratteristica di molte profezie bibliche che non si riferiscono solo a singoli eventi nel futuro ma stabiliscono piuttosto schemi che si ripetono più volte nella storia, con alcuni dettagli che si compiranno solo alla fine dei tempi. In quest’ottica, anche noi dovremmo prestare la stessa attenzione considerando che la tribolazione legata alla caduta di Gerusalemme nel 70 d.c. potrebbe solo costituire una realizzazione parziale della profezia con una realizzazione completa proprio alla fine dei tempi.  D’altra parte Gesù, nella parte finale del capitolo, che vedremo in seguito, collega direttamente la tribolazione con il suo ritorno.

Il periodo precedente la distruzione del tempio nel 70 d.c. fu in effetti caratterizzato da movimenti messianici che si ribellarono a Roma e che furono anche causa di una terribile guerra civile in Israele che mise in ginocchio Gerusalemme e ridusse gli abitanti alla fame al punto che, secondo lo storico Giuseppe Flavio, alcuni arrivarono a cibarsi di carne umana per sopravvivere. Il tempio fu dissacrato da giudei zeloti nel 67-68 d.c. che lo trasformarono nel loro quartier generale. Chi aveva ascoltato le parole di Gesù a quel punto si era messo in salvo, infatti secondo il racconto dello storico Eusebio (Storia ecclesiastica 3.5.3) in quegli anni molti Giudei cristiani fuggirono da Gerusalemme per andare verso “una città della Perea chiamata Pella”. Infine Roma intervenne in modo deciso con l’assedio di Gerusalemme che portò alla  distruzione della città e del tempio nel 70 d.c.

Certamente fu un periodo di tribolazione per Israele ma  allo stesso tempo, per il principio sopra esposto, ha senso pensare che ci sia comunque ancora una realizzazione futura completa in prossimità del ritorno di Gesù.

Non è mia intenzione addentrarmi troppo in argomenti che sono spesso oggetto di speculazione, che esulano dagli scopi di queste meditazioni, ma mi limito a fare alcune osservazioni in proposito.

Nel brano parallelo di Luca 21:24 leggiamo: “Cadranno a fil di spada e saranno condotti prigionieri tra tutti i popoli; Gerusalemme sarà calpestata dai pagani finché i tempi dei pagani siano compiuti.” Se consideriamo che, dopo  la caduta di Gerusalemme nel 70 d.c., Israele cessò di esistere come nazione per quasi venti secoli,  ha sopportato eventi terribili come la shoah, e anche dopo la seconda guerra mondiale Israele non ha mai avuto pace fino ai nostri giorni, ci rendiamo conto che la tribolazione di Israele cominciata in quegli anni non è mai davvero finita.  Inoltre i tempi dei pagani, ovvero delle nazioni, persistono tuttora in attesa del ritorno di Gesù.

Inoltre non dimentichiamo che  gli ultimi giorni sono cominciati nel primo secolo, dopo la prima venuta di Gesù, ma non sono certamente finiti! Ha senso aspettarsi una coda finale della tribolazione, la più tremenda nella storia di Israele, adempimento finale di questa profezia di Gesù e della profezia di Daniele 12:1? Gesù stesso, rivolgendosi alla città di Gerusalemme che lo stava rifiutando, aveva dichiarato: “Ecco: la vostra casa vi sarà lasciata deserta!  Vi dico infatti che non mi vedrete più finché non direte: Benedetto colui che viene nel nome del Signore!». (Mt 23:39). Nel corso della storia molti Israeliti hanno riconosciuto Gesù come Messia ma è lecito aspettarsi che una tribolazione finale porti molti di loro a gridare verso il Signore Gesù per essere liberati come è sempre accaduto nella storia di Israele in tempi difficili  D’altra parte anche Zaccaria 12:10 sembra indicare un tempo in cui Israele riconoscerà l’errore fatto nel rifiutare Gesù e i capitoli seguenti sembrano proprio indicare un periodo in cui in risposta alla loro fede il Signore interverrà ancora in loro soccorso (Zc 14:1-5).

Lo spirito dell’anticristo si è manifestato da allora fino ad oggi (vedi 1 Gv 2:18) ma, considerando quanto descritto nel libro dell’apocalisse, e negli altri libri profetici tra cui i già citati libri di Daniele e di Zaccaria, ha senso pensare ad un’ultima manifestazione demoniaca anti-cristo prima del ritorno di Gesù che prenda di mira i cristiani e il popolo di Israele, da cui Gesù il Messia discende.

Comunque, aldilà delle opinioni su queste questioni legate alla fine dei tempi, ritengo sia importante osservare che  i discepoli erano stati attenti alle predizioni di Gesù e le avevano prese sul serio, e questo li preservò in quel periodo terribile quando cadde il secondo tempio. Infatti, conoscendo la profezia di Gesù, come si legge nel libro degli Atti,  molti discepoli di Gesù che vivevano a Gerusalemme nei primi anni dopo la risurrezione di Gesù, attendevano quegli eventi e il ritorno di Gesù da un momento all’altro come è confermato dal fatto che si erano preparati a lasciare la città vendendo le loro proprietà (Vedi Atti 4:32-35). Inoltre la persecuzione aveva già costretto gran parte di loro a lasciare Gerusalemme molto tempo prima (At 8:1). Così quando Gerusalemme cadde nel 70 d.c., gran parte dei cristiani erano già lontani dalla città.

Nello stesso modo, alla fine dell’età presente,  tutti i discepoli di Gesù prenderanno sul serio le parole di Gesù senza lasciarsi ingannare da falsi cristi e falsi profeti. Per quanto grandi siano i segni e i prodigi che le potenze del male possono produrre, chi appartiene al Signore non si farà mai sedurre da loro, ma guarderà con speranza in alto, aspettandosi il ritorno di Gesù, l’unico vero Messia e l’unico vero salvatore del mondo.  Possiamo essere certi che, come sempre è accaduto nella storia, per amore di coloro che ripongono la loro fede in Lui, egli metterà fine a qui giorni terribili quando essi grideranno a Lui.

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