Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura – 2Corinzi 5:17 – La Bibbia

Era Figlio di Dio!

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Venuta l’ora sesta, si fecero tenebre su tutto il paese, fino all’ora nona. All’ora nona, Gesù gridò a gran voce: «Eloì, Eloì lamà sabactàni?» che, tradotto, vuol dire: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?» Alcuni dei presenti, udito ciò, dicevano: «Chiama Elia!» Uno di loro corse e, dopo aver inzuppato d’aceto una spugna, la pose in cima a una canna e gli diede da bere, dicendo: «Aspettate, vediamo se Elia viene a farlo scendere».
Gesù, emesso un gran grido, rese lo spirito.
E la cortina del tempio si squarciò in due, da cima a fondo.
E il centurione che era lì presente di fronte a Gesù, avendolo visto spirare in quel modo, disse: «Veramente, quest’uomo era Figlio di Dio!»
(Marco 15:33-39 – La Bibbia)

Indice della serie sul vangelo di Marco


Gesù era stato crocifisso verso le 9 di mattina (l’ora terza) e verso le 12 (ora sesta) si fecero tenebre su tutto il paese per le successive tre ore. Verso le 15 (ora nona) Gesù gridò: «Eloì, Eloì lamà sabactàni?» , ovvero «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato

Un lettore distratto potrebbe pensare che Gesù gridò la prima cosa che gli venne in mente, quasi in preda alla disperazione.

Ma chi conosce le scritture si rende conto che Gesù sta evocando l’inizio del salmo 22Non si trattò certamente di una scelta casuale. 

Abbiamo già visto che diversi riferimenti al salmo 22 hanno caratterizzato quella giornata: la spartizione delle vesti di Gesù (salmo 22:18), il disprezzo e lo scherno di coloro che gli stavano intorno (salmo 22:7-8).

Ora Gesù stesso evoca l’inizio di quel salmo. Perché? Perché citando l’inizio del salmo egli stava rievocando l’intero testo del salmo, un testo che descrive non solo tutta la sofferenza  del Messia ma, soprattutto, la sua vittoria!

Infatti la prima parte di quel salmo (salmo 22:1-21), proprio a partire dalla frase “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” descrive una sofferenza spirituale, di un condannato a morte che chiede a aiuto a Dio ma non riceve risposta (salmo 22:1-5),  poi descrive il tormento dell’anima sua per il disprezzo delle persone intorno e l’abbandono da parte di tutti (salmo 22:6-11) , infine descrive la sofferenza fisica, le ossa slogate, il cuore che cede, la bocca asciutta con la lingua che si attacca al palato, le mani e i piedi forati, l’avvicinarsi della morte, la spartizione delle vesti (salmo 22:12-18). Poi verso la fine della prima parte c’è un ultima richiesta di aiuto rivolta al Signore (salmo 22:19-22).

Il contesto della prima parte del salmo sembra adattarsi molto bene alla situazione di Gesù sulla croce.  «Aspettate, vediamo se Elia viene a farlo scendere». La reazione dei presenti che lo scherniscono pensando che stesse chiamando Elia, senza che se ne rendano conto, contribuisce ulteriormente a richiamare il disprezzo della folla descritto nel salmo.

Il salmo però non finisce lì. C’è una seconda parte  completamente diversa in cui tutta la sofferenza descritta nella prima parte sembra improvvisamente scomparire e sostanzialmente c’è una preghiera di lode e ringraziamento a Dio che “non ha disprezzato né sdegnato l’afflizione del sofferente, non gli ha nascosto il suo volto; ma quando quello ha gridato a lui, egli l’ha esaudito.” (Salmo 22:24).  Il salmista sente quindi il bisogno di condividere con gli altri la vittoria, la liberazione ottenuta, raccomandando a tutti di confidare in Dio, di ricordarsi del Signore, di continuare a raccontare alle generazioni seguenti come egli ha agito (Salmo 22:22-31).

Cosa accade tra la prima e la seconda parte del salmo? Come avviene la liberazione di colui che sembrava in punto di morte? Il salmo non risponde a questa domanda, ma noi oggi lo sappiamo, come vedremo.

“Tutto è compiuto” disse Gesù a quel punto secondo il brano parallelo di Gv 19:30, dopodiché egli rese lo spirito. Sì, quel giorno il condannato a morte morì, ma questo non significa che Dio non abbia risposto alla sua richiesta d’aiuto. Infatti, come vedremo, egli risusciterà il terzo giorno a partire da quel momento. Anche se i presenti non se ne resero conto, Dio avrebbe risposto a quel grido d’aiuto come osserverà in seguito  lo scrittore della lettera agli Ebrei:

“Nei giorni della sua carne, con alte grida

e con lacrime egli offrì preghiere e suppliche

a colui che poteva salvarlo dalla morte

ed è stato esaudito per la sua pietà.” (Ebrei 5:7)

Sì, con la risurrezione di Gesù, anche la seconda parte del salmo 22 si sarebbe realizzata a dispetto dello scherno che i presenti riservarono a Gesù fino all’ultimo momento.

Chi avesse prestato attenzione, avrebbe scorto diversi segni particolari che avevano caratterizzato quella giornata, segni su cui avrebbero potuto riflettere in seguito. Le strane tenebre che avevano accompagnato in pieno giorno le ultime ore di Gesù sulla croce,  sottolinearono l’ora più oscura dell’umanità, quella in cui gli uomini avevano trattato il loro salvatore come un criminale, mentre lui stava portando i loro peccati su di sé. La cortina del tempio che si squarciò sottolineò che il luogo santissimo nel tempio non era più necessario, infatti Gesù era il Sommo sacerdote definitivo che era entrato nel vero luogo santissimo, alla presenza del Padre, come sacrificio definitivo per i  peccati degli uomini (vedi Ebrei 9:11-12, 9:24, 10:19). Poteva essere una coincidenza?  Infine Gesù aveva emesso un gran grido proprio prima di rendere lo spirito, evidenziando il suo controllo fino all’ultimo momento. Evidentemente Egli sapeva esattamente che quello sarebbe stato il suo ultimo respiro. Chi era quell’uomo per avere un controllo del genere, anche in punto di morte?

Fu proprio quest’ultimo particolare a colpire quel centurione che si trovava nei pressi della croce.  Abbiamo detto tante volte che l’espressione “Figlio di Dio” tra gli Ebrei era un modo per indicare il Messia, il Re discendente di Davide, ma cosa poteva intendere quel centurione romano, probabilmente pagano, quando affermò: «Veramente, quest’uomo era Figlio di Dio!»? Quel centurione aveva probabilmente assistito a tantissime esecuzioni prima di quella e aveva visto quindi morire tanti uomini sotto i suoi occhi. Ma il modo in cui Gesù morì dovette convincerlo che non si trattava di un uomo come tutti gli altri, ma di qualcuno che pur avendo le sembianze di un uomo, doveva essere più di un uomo avendo una natura divina in sé!

È molto significativo che a rendersi conto di questo non fu un rabbino o un capo dei sacerdoti, ma un soldato romano, un uomo abituato a uccidere. Se lui si era reso conto di trovarsi di fronte ad un uomo speciale assistendo alla sua morte, avrebbero potuto rendersene conto molti altri durante gli anni del ministero di Gesù in mezzo a loro! Leggendo il resto del nuovo testamento ci si rende conto del fatto che in seguito anche i discepoli di Gesù avrebbero compreso la natura divina del loro maestro al punto che cominciarono ad invocarlo in preghiera proprio come ci si rivolge a Dio (es. At 7:59).

Grazie a Dio, da quel giorno fino ad oggi milioni e milioni di persone in tutto il mondo si sono uniti a quel centurione nel riconoscere che quel giorno sulla croce non morì un uomo come tutti gli altri, ma morì il Figlio di Dio, l’Emanuele, Dio con noi. E tu, hai compreso cosa è accaduto quel giorno, hai compreso ciò che Gesù ha fatto per darti vita eterna?

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