- Preparatevi a incontrare il Re
- Il Figlio di Dio
- Il regno di Dio è vicino
- L’autorità di Gesù
- Guarigione fisica o interiore?
- Giusti o peccatori?
- Dal vecchio al nuovo
- Ciò che è lecito
- Araldi del Regno
- Pazzo, indemoniato o salvatore?
- Parole incomprensibili?
- Grande privilegio, grande responsabilità
- Chi è dunque costui?
- Vai via Gesù!
- Continua ad avere fede
- Un messaggio urgente
- Il regno contrastato
- Compassione e potenza
- Un miracolo inutile?
- Ciò che contamina l’uomo
- Le briciole dei figli
- Non capite ancora?
- Chi dite che io sia?
- Il Re che deve soffrire
- Vieni in aiuto alla mia incredulità
- Chi vuole essere il primo?
- Sale insipido?
- Ciò che Dio ha unito
- I bambini, i ricchi e noi…
- Il re venuto per servire
- Che cosa vuoi che io ti faccia?
- Benvenuto al Re!
- Fichi secchi
- La vigna e i vignaiuoli
- Tra Dio e Cesare
- Il Dio dei viventi
- Sulla buona strada
- La vedova, gli scribi e il Figlio di Davide
- L’inizio della fine
- Giorni di tribolazione
- Vegliate!
- Un gesto d’amore
- Dalla delusione al tradimento
- Il sangue del patto
- Pronti a tutto
- Vedrete chi sono!
- Pianto amaro
- Il re e il criminale
- Il Re che non ti aspetti
- Era Figlio di Dio!
- I discepoli che non se ne vanno
- Egli è risorto!
- In missione
Mentre mangiavano, Gesù prese del pane; detta la benedizione, lo spezzò, lo diede loro e disse: «Prendete, questo è il mio corpo». Poi, preso un calice e rese grazie, lo diede loro, e tutti ne bevvero. Poi Gesù disse: «Questo è il mio sangue, il sangue del patto, che è sparso per molti. In verità vi dico che non berrò più del frutto della vigna fino al giorno che lo berrò nuovo nel regno di Dio». Dopo che ebbero cantato l’inno, uscirono per andare al monte degli Ulivi.
(Marco 14:22-26 – La Bibbia)
Indice della serie sul vangelo di Marco
La pasqua era una festa molto importante in Israele.
Essa era stata infatti stabilita da Dio quando, ai tempi di Mosè, Egli liberò gli Israeliti dalla schiavitù in Egitto. Nella notte in cui gli Israeliti avevano lasciato l’Egitto il Signore aveva fatto morire tutti i primogeniti degli uomini e del bestiame in Egitto, salvando la vita dei primogeniti delle famiglie in cui il sangue dell’agnello pasquale era stato messo sugli stipiti della porta per poi essere interamente consumato quella sera stessa prima di partire (Esodo 12:7-14).
Ogni anno da allora in poi gli Israeliti avrebbero dovuto ricordare quell’evento per trasmetterne l’importanza ai propri figli:
” Voi osserverete questo comando come un rito fissato per te e per i tuoi figli per sempre. Quando poi sarete entrati nel paese che il Signore vi darà, come ha promesso, osserverete questo rito. Allora i vostri figli vi chiederanno: Che significa questo atto di culto? Voi direte loro: È il sacrificio della pasqua per il Signore, il quale è passato oltre le case degli Israeliti in Egitto, quando colpì l’Egitto e salvò le nostre case». (Esodo 12:24-27).
Una delle caratteristiche importanti della festa era quindi l’insegnamento che durante la cena ogni capofamiglia dava ai propri figli per ricordare loro la grande liberazione che Dio aveva operato.
Se ci pensiamo bene, quella sera Gesù trattò i propri discepoli proprio come se fossero i suoi figli. Utilizzò simboli comuni ed utilizzati all’interno di una cena pasquale per trasmettere ai propri discepoli un significato nuovo che quei simboli dovevano avere.
Era piuttosto comune che il capofamiglia spezzasse il pane (che durante la cena di pasqua era azzimo) e pronunciasse una preghiera di benedizione verso il Signore per i cibi. Il pane azzimo consumato durante la pasqua era comunemente associato all’afflizione di Israele nel paese d’Egitto, ma Gesù reinterpretò quel simbolo applicandolo a sé stesso. Sarebbe stato infatti lui a soffrire, portando i peccati di tutti proprio come era stato profetizzato da Isaia:
Egli è stato trafitto a causa delle nostre trasgressioni, stroncato a causa delle nostre iniquità;
il castigo, per cui abbiamo pace, è caduto su di lui e mediante le sue lividure noi siamo stati guariti. (Isaia 53:5)
La piena redenzione non sarebbe più passata attraverso la vita di un agnello il cui sangue era stato messo sugli stipiti della porta, ma attraverso la vita stessa di Gesù. Quella notte in Egitto, gli Israeliti ebbero fede nelle parole di Dio quando misero il sangue dell’agnello sulla porta. Allo stesso modo tutti coloro che avrebbero creduto nel sacrificio di Gesù per i loro peccati, avrebbero idealmente messo il sangue di Gesù sulla porta del proprio cuore e avrebbero avuto vita eterna.
Nel distribuire il vino, Gesù lo associò al suo sangue, facendo quindi un chiaro riferimento alla sua morte. La frase “il sangue del patto” richiama una frase pronunciata da Mosè proprio quando venne inaugurato il patto tra Dio e Israele dopo l’uscita dall’Egitto:
Allora Mosè prese il sangue, ne asperse il popolo e disse: «Ecco il sangue del patto che il SIGNORE ha fatto con voi sul fondamento di tutte queste parole». (Esodo 24:8)
Il brano parallelo di Luca 22:20 evidenzia: “Questo calice è il nuovo patto nel mio sangue, che è versato per voi.” Questo nuovo patto tra Dio e l’uomo sarebbe stato suggellato proprio dal sangue di Gesù stesso, quindi attraverso la sua morte.
Il brano parallelo di Matteo 26:28 connette in modo inequivocabile la morte di Gesù, ovvero lo spargimento del suo sangue, con il perdono dei peccati: “perché questo è il mio sangue, il sangue del patto, il quale è sparso per molti per il perdono dei peccati.” Il riferimento a “molti” dà proprio l’idea della dimensione vasta dell’opera che Gesù avrebbe fatto andando ben oltre i confini d’Israele per raggiungere tutte le nazioni, come si comprende leggendo il resto del nuovo testamento.
Non credo che quella sera i discepoli abbiano capito fino in fondo la portata di quelle parole. Probabilmente erano ancora confusi circa ciò che li aspettava. Ricordiamo che la morte del Messia, fino a quel momento, per loro era stato un evento inimmaginabile, ma leggendo il resto del nuovo testamento ci rendiamo conto che i discepoli di Gesù in seguito, illuminati dallo Spirito Santo, compresero bene ciò che Gesù voleva trasmettere quella sera. A questo proposito nella lettera agli Ebrei leggiamo:
“Infatti, se il sangue di capri, di tori e la cenere di una giovenca sparsa su quelli che sono contaminati, li santificano, in modo da procurare la purezza della carne, quanto più il sangue di Cristo, che mediante lo Spirito eterno offrì se stesso puro di ogni colpa a Dio, purificherà la nostra coscienza dalle opere morte per servire il Dio vivente! Per questo egli è mediatore di un nuovo patto. La sua morte è avvenuta per redimere dalle trasgressioni commesse sotto il primo patto, affinché i chiamati ricevano l’eterna eredità promessa. (Ebrei 9:13-15)
L’autore della lettera agli Ebrei dimostra di aver compreso bene la portata del sacrificio di Gesù che costituiva il vero sacrificio, il sacrifico definitivo e completo per la redenzione dell’uomo di cui i sacrifici offerti nei secoli precedenti erano solo stati un’anticipazione.
Le parole di Gesù potevano intristire i discepoli quella sera, tuttavia egli, nell’annunciare la sua morte, fece un riferimento implicito anche alla sua risurrezione per incoraggiarli. La morte non sarebbe stata la fine di tutto, infatti lui avrebbe ancora bevuto vino insieme a loro nel regno di Dio! In attesa di quel giorno, da allora fino ad oggi, i discepoli di Gesù , attraverso i simboli del pane e del vino, continuano a ricordare il sacrificio di Gesù per i peccati dell’umanità.
Prima di recarsi al monte degli ulivi, conclusero la cena cantando. Era usuale cantare durante le feste e, nonostante le perplessità che potevano essere sorte tra i discepoli in seguito alle dichiarazioni di Gesù, anche quella sera non poteva chiudersi diversamente. Durante la cena pasquale si usava cantare i Salmi 113-118, canti di lode a Dio per la sua misericordia, per la sua bontà, per la sua liberazione. Anche se i discepoli non potevano immaginarlo, poche ore dopo, Gesù avrebbe compiuto quel sacrificio per la remissione dei loro peccati e di quelli di tutta l’umanità. Quale migliore occasione per cantare canti di lode a Dio per la sua salvezza?
Nel ripensare a ciò che il Signore Gesù affrontò quel giorno per noi, uniamoci anche noi nel ringraziare Dio con le parole di uno di quei salmi:
Lodate il SIGNORE, voi nazioni tutte! Celebratelo, voi tutti i popoli!
Poiché la sua bontà verso di noi è grande, e la fedeltà del SIGNORE dura per sempre. Alleluia. (Salmo 117)


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